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Oratorio e famiglie

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Oratorio e famiglie


1. Dall’osservazione della realtà:

  • alcuni oratori della diocesi sono di fatto “appaltati” a gruppi volenterosi di genitori che si occupano della loro organizzazione educativa, gestione pratica, auto-finanziamento…

  • Altri presentano la tendenziale occupazione dello spazio oratoriano da parte di gruppi di famiglie.

  • In oratori della diocesi dove è significativa la presenza dei giovani, i genitori, sostanzialmente “si tengono alla larga” dall’oratorio.

  • Mentre, quando l’Oratorio diventa tout-court il gruppo familiare, o il centro-famiglia della parrocchia, finisce col non essere più l’Oratorio, dove è tipico un protagonismo di ragazzi ed educatori complementare a quello familiare.

  • Così come la mancanza, per vari motivi, di educatori e animatori giovani e giovani-adulti finisce per scoraggiare la partecipazione degli adolescenti e dei pre-adolescenti alla vita dell’oratorio.

  • Altre situazioni presentano oratori di fatto chiusi, oppure “languenti”, o semplicemente con apertura di locali non significative né per i giovani, né per le famiglie.


Il dialogo, il rapporto, il confronto con le famiglie e la loro presenza sono e saranno sempre fondamentali per l’Oratorio: occorre riflettere serenamente sulla presenza e sul ruolo delle famiglie in oratorio, tenendo conto delle singole realtà e va affrontato soprattutto a livello di regia e di fantasia  nel proporre iniziative mirate e significative dal punto di vista aggregativo e di fede.  

2. Dall’osservazione della realtà emerge una prima sottolineatura: non generalizziamo.  Dire “famiglia in oratorio”,  non è riferibile solo alle famiglie già presenti con ruoli di responsabilità, di animazione, di sorveglianza, di aiuto stabile, di supporto saltuario all’oratorio. Dire “famiglia in oratorio” significa evocare  realtà molto diverse in un universo vario e frastagliato. Una ancor grezza semplificazione porta a rintracciare almeno tre tipi  di famiglie in rapporto con l’Oratorio:  



Una ancor grezza semplificazione porta a rintracciare almeno tre tipi  di famiglie in rapporto con l’Oratorio:  

  • le famiglie da servire: alcune hanno bisogno di chi si occupi amorevolmente di loro, perché non ce la fanno, hanno grosse difficoltà personali, di coppia, di salute, nella fede, nelle relazioni sociali e… non ce la fanno.

  • le  famiglie  da svegliare: un po’ pigre, o chiuse nel privato o un po’ indifferenti o prese da una certa inerzia o disillusione. Tra questi, alcuni, forse senza saperlo, aspettano, di essere un po’ provocati, coinvolti, magari convinti a ridare smalto anche al proprio cammino di fede, alla partecipazione alla vita della comunità sociale e parrocchiale, al mettersi in relazione con altre, fino a farsi carico di altre famiglie.

  • le molte che servono e che sono poi quelle che fanno vivere l’Oratorio, così come si impegnano nella scuola e nel volontariato.  


Linee di azione: riguarda il ruolo dell’oratorio nei confronti delle varie tipologie di famiglie:

  • famiglie da servire: ben venga l’Oratorio, se tendendo conto della loro esistenza lacerata o anche solo temporaneamente in difficoltà, o in affanno, può occuparsi un po’ di loro e dei loro figli.

  • famiglie da svegliare: ben venga l’Oratorio, se riesce a fare da catalizzatore di nuove energie, di nuove disponibilità, di nuove “creatività” e, via via, di nuovi cammini e itinerari in grado di coinvolgere anche chi passa per caso, normalmente è spettatore, lo viene a sapere per interposta persona, ecc.  

  • famiglie che servono: ben venga l’Oratorio che sa riservare loro attenzione, gratitudine, supporto formativo, momenti di svago, di spiritualità matrimoniale, possibilità di incontro e di condivisione. Alcune di queste  famiglie non le avremo “sciupate” se potranno occuparsi con un po’ di agio dei genitori degli altri due tipi, per soccorrerne alcuni dei primi e contagiarne altri all’impegno  tra i secondi.   



 
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